Come costruire una nuova Abitudine


   Oramai è assodato per tutti che la nostra vita è costruita dalla somma delle abitudini e convinzioni che abbiamo “costruito” nel tempo.
   Questo vale per ogni singola area della nostra vita.
·       Sei in forma? Un risultato delle nostre convinzioni e abitudini.
·       Sei felice e soddisfatto? Ancora un risultato delle nostre convinzioni e abitudini.
·       Hai buone relazioni di amicizia e di coppia? Altro risultato delle nostre convinzioni e abitudini.
   Quello a cui presti attenzione ogni singolo giorno va ad influenzare le tue azioni quotidiane, che plasmano, a loro volta, la tua persona.
   Spesso siamo così assorbiti nelle nostre abitudini, da essere finiti sotto una sorta di incantesimo. Un incantesimo con cui ci identifichiamo a tal punto da credere che tutte queste abitudini rappresentino la nostra vera identità e che non potrebbe essere altrimenti.
   Cosa succede se rompiamo l’incantesimo?
   Se vogliamo sostituire una vecchia abitudine con una nuova, magari più sana, utile e costruttiva?
   Costruire nuove abitudini richiede del tempo, decisamente più tempo di quello che siamo abituati a credere sia necessario. Sicuramente hai già sentito che ci vogliono dai 21 ai 30 giorni per costruire una nuova abitudine.
   Questo potrebbe essere sbagliato.
   Sulla base delle ricerche in merito è emerso che ci vogliono almeno 66 giorni per trasformare un comportamento in qualcosa di così amalgamato dalla nostra routine da non poterne più fare a meno.
   Ma c’è una buona notizia, Cecilia Sardeo ci offre 3 step pratici che puoi seguire sin da subito per modificare le abitudini e costruirne una nuova in modo più rapido e semplice.

Step 1. Comincia in piccolo e ripeti
   La parte più difficile del creare una nuova abitudine non sta tanto nel cominciare quanto piuttosto nel continuare…
   Si perché quando cominciamo, siamo spesso iper ottimisti sulla nostra capacità di restare fedeli all’impegno preso.
   E così, se oggi sei super motivato all’idea di andare in palestra, ti riprometti che ci tornerai almeno un’ora al giorno per tutta la settimana. Ma poi arriva domani, e già ti senti meno motivato del giorno prima. Le gambe sono indolenzite dall’allenamento del giorno precedente e l’entusiasmo è sceso non poco.
   Quindi decidi di prenderti una pausa e rimandare l’allenamento a domani. Ma quel fatidico domani, non arriva più.
   Cosa succederebbe se invece di prendere grandi decisioni di impulso nei giorni SI, e poi sentirti sopraffatto e scoraggiato nei giorni NO, cominciassi con una sfida un po’ più piccola?
   Ad esempio: invece che prometterti di andare in palestra un’ora al giorno, comincia con 30 minuti ogni 2 giorni. Magari aggiungi una semplice passeggiata sotto casa a giorni alterni.
   È una decisione molto meno impegnativa ed è molto probabile che tu riesca a mantenerla più facilmente e per un numero di gg sufficiente a trasformarlo in un’abitudine.


Step 2: Non rompere la catena
   Questo è uno dei trucchi più efficaci per restare fedele ai fatidici 60 giorni.
   È semplicissimo: stampati un calendario, oppure prendine uno da tavolo che puoi tenere sulla scrivania, o appeso sullo sportello del frigo (la mia lavagna preferita). Quindi, cancella con una bella X ogni giorno che ti mantieni fedele all’impegno preso.
   Già dopo 3-4 giorni comincerai ad avere una bella catena di X. Più continui e più la catena sarà lunga e sempre meno saranno le probabilità che tu la rompa. Perché? Semplicemente perché non la vorrai vedere interrotta su carta.

Step 4: Gestisci la tua forza di volontà invece che cercare di aumentarla
   La maggior parte di noi tende ad oscillare tra i momenti in cui si è più motivati a seguire un impegno preso, e momenti in cui la tentazione di rinviare, o mandare tutto all’aria, prende il sopravvento.
   Quello di cui spesso non ci si rende conto è che la forza di volontà è una risorsa limitata, ma rinnovabile.
   Quindi abbiamo bisogno di un uso più accorto della forza di volontà di cui disponiamo dall’inizio della giornata.
   Quindi, invece di catapultarci nella terra degli estremi, accettiamo di costruire una nuova abitudine alla volta.
   Investi la tua forza di volontà nel costruire una nuova abitudine alla volta e datti almeno 60 giorni.
   Una volta che l’abitudine è ben integrata nella tua vita, richiederà molto meno sforzo per mantenerla, e ciò significa che potrai investire le tue riserve di energia per costruire la prossima abitudine su cui vuoi lavorare e così via.


Perchè non si dovrebbe mai "scherzare" con un Empatico



   Capita spesso di confondere l’empatia nelle persone con la fragilità e l’emotività, in gran parte a causa della vulnerabilità che queste persone mostrano. In realtà  quella vulnerabilità dà loro una forza incredibile.
   Questa vulnerabilità, che molti scambiano per debolezza, permette agli empatici di riconoscere i sentimenti degli altri e dà loro una comprensione innata della psicologia umana.
   Ecco, quindi, i 6 motivi, secondo emozionifeed.it per cui non si dovrebbe mai “scherzare” con un Empatico:

1.   Gli empatici sono fondamentalmente rivelatori di bugie
Alcuni persone possono annusare le bugie solamente notando le abitudini comportamentali delle persone attorno a loro; gli empatici non hanno bisogno di questo tipo di ragionamento, sanno già quando qualcuno sta mentendo loro.

2.   Non cercare di ingannarli
Gli empatici sentono i sentimenti degli altri e quindi sanno anche quando stai fingendo.

3.   Sentono la gelosia
Gli empatici avvertono la gelosia, sentono quando qualcuno è geloso di loro e hanno maggiori probabilità di dimostrare umiltà.

4.   Sentono l’odio
Possono avvertire quando qualcuno li odia. Ma non allarmarti, non è importante, semplicemente sappi che notano tutto.

5.   Sanno quando non stai bene
Avvertono quando non stai bene. Questo li mette in una posizione scomoda e ti richiamano per la piccola bugia. Vogliono solo aiutarti.

6.   Sanno quando sei sulla strada sbagliata
Quando ti avvisano di qualcosa, ascoltali. Ricorda, conoscono le persone, quindi se ti stanno mettendo in guardia su qualcosa, stanno solo cercando di proteggerti.

   Non vale proprio la pena “scherzare” con un empatico. Valutali, invece, per quello che sanno darti. Possono davvero aiutarti ad ottenere il massimo dalla tua vita.



Fonte emozionifeed.it

L'impatto del Reiki sugli effetti collaterali nei pazienti con neoplasia testa-collo sottoposti a radioterapia: uno studio pilota

   Vi presento uno studio tutto italiano sull'utilizzo del Reiki a complemento della medicina ufficiale.

   Questo studio è stato condotto da:
Iacorossi L. - Infermiera Ricercatore -,
Di Ridolfi P. - Infermiere coordinatore -. 
Bigiarini L. - Infermiere Reiker di Secondo Livello - 
Giannarelli D.
Sanguineti G. - Direttore Unità complessa di Radioterapia

presso l'Unità Complessa di Radioterapia dell'Istituto Nazionale dei Tumori "Regina Elena" di Roma.

Introduzione- i pazienti malati di cancro spesso riportano sintomi correllati al trattamento terapeutico a cui sono sottoposti, la cui gestione è basata sulla medicina tradizionale. Negli ultimi anni, tuttavia, c'è stato un crescente interesse verso l'adozione di una qualche forma di Medicina Complementare, tra cui il Reiki. Lo scopo di questo studio è valutare come questo tipo di disciplina possa contribuire alla gestione dei sintomi correllati alla radioterapia in pazienti con carcinoma testa-collo.

Metodo - lo studio è stato svolto presso la UOC (Unità Operativa Complessa) di Radioterapia dell'IRCCS Regina Elena di Roma. Per la valutazione della QoL è stato utilizzato il questionario FACT-H N, mentre per la mucosite, la tossicità cutanea e la salivazione, è stata utilizzata la Scala CTCAE.

Risultati -  alla quinta settimana, è emerso che il 10,5% dei pazienti ha riferito di provare dolore forte, rispetto al 21,1% della settimana precedente. E' stato riscontrato inoltre un grado di mucosite pari a G3 nel 15.5% dei casi secondo la valutazione clinica, e nel 10,5% secondo quella funzionale. La tossicità cutanea è stata registrata con grado 3, solo in un caso (5,3%).

Conclusioni - dallo studio emerge come il trattamento Reiki produca beneficio nella maggior parte dei casi, sai sull'aiuto psicologico nell'affrontare l'iter terapeutico, sia come supporto integrativo alla terapia del dolore.


QUI trovate l'abstact originale